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GAZZETTA SU JUVE-ATALANTA

Pubblicato da Alfredo su 13 maggio 2012

Juve ai piedi di Del Piero
Il capitano segna e saluta

TORINO, 13 maggio 2012

La squadra di Conte vince 3-1 con l’Atalanta e chiude imbattuta a quota 84 il suo campionato trionfale. Gol numero 289 in maglia bianconera e addio commovente per il numero dieci tra cori e giri di campo. Infortunio per Chiellini

MARRONE E DEL PIERO. I loro gol – virtuale e simbolico passaggio di testimone tra il nuovo che avanza e il passato e presente bianconero – caratterizzano la vittoria della Juventus sull’Atalanta. La squadra di Conte conclude così il campionato imbattuta: è la prima volta che succede in un campionato a 20 squadre. Ma la partita della festa scudetto allo Juventus Stadium – per la cronaca finita 3-1, autorete di Lichtsteiner nel finale e rigore di Barzagli allo scadere, e così i marcatori stagionali salgono a 20 -, è stata soprattutto l’addio accorato, sinceramente commovente, del popolo juventino al suo capitano e simbolo, appunto Alessandro Del Piero. Che ha, a meno di improbabili sorprese, giocato l’ultima partita da bianconero in uno stadio di Torino. L’ultima uscita in assoluto arriverà domenica, ed è giusto sia una finale, di Coppa Italia, col Napoli. Emblematico anche che il numero 10 abbia segnato, per la 289/a volta in 704 partite con la Juve: entrambi record. Sostituito a inizio ripresa, ha fatto il giro di campo, quasi a salutare uno per uno i suoi tifosi, durante la gara, a partita in corso. Una roba eccezionale. Come il giocatore e l’uomo. “Grazie di tutto” il coro più semplice. E più bello, riservatogli dalla curva. Il loggione, per un artista del pallone, nel teatro di uno stadio. Il “suo” stadio. Molto diversa, purtoppo, l’uscita dal campo di Giorgio Chiellini, il cui infortunio al 43′ del secondo tempo potrebbe anche essere più grave del previsto.

TERRORE ALE — Si parte con lo stadio colorato di bianco, rosso e verde e i giocatori della Juve che entrano in campo, prima del fischio d’inizio con i figli in braccio o per mano. Bello. La partita inizia col brivido. Passa meno di un minuto e finisce per terra Del Piero. Lo Juventus Stadium trattiene il fiato, c’è un silenzio che fa impressione, quando un secondo prima c’erano i decibel da discoteca il sabato sera. Ma è solo un attimo di paura. Del Piero si tiene un ginocchio, poi si rialza. Parte l’applauso. Ricominciano i cori a squarciagola. Del Piero comincia a carburare: pallone delizioso per Borriello che alza appena la mira da ottima posizione. Assist sfiorato. Ci fermiamo qui per adesso, ma la storia di Del Piero in questa partita la riprendiamo, tra poco. Manca il maglio.

Il saluto del capitano. Reuters
Il saluto del capitano. Reuters

IL BAMBINO — Nel frattempo segna Marrone, al 10’, dopo una bella azione personale di Borriello, rifinita da un colpo di tacco. Primo gol per la Juventus del centrocampista torinese classe 1990. Pandemonio generale. Lo Juventus Stadium si placa, soddisfatto, ma si risveglia con un boato al gol del Novara a San Siro contro il Milan. E parte il “chi non salta rossonero è”. Per chi vuole stravincere, nel duello scudetto.

L'esultanza
L’esultanza “alla Vidal” di Luca Marrone dopo la rete dell’1-0. Reuters

L’ETERNO CAPITANO — Al 28’ viene giù lo stadio. No, non sono peggiorate le condizioni atmosferiche: ha smesso di piovere prima della partita. E l’agibilità di un gioiellino come lo Juventus Stadium non è certo a rischio. Piuttosto segna capitan Del Piero. Di cui si contano i passi come quelli di un ballerino, non è mica una trottola come Giaccherini, ma che predica calcio ogni volta che tocca lo strumento di lavoro, quel pallone che lui accarezza come nessun altro. Segna di destro, Ale, da fuori area, il quinto stagionale, il terzo in campionato. Lo abbracciano tutti i compagni di squadra. Uniti. Arriva dalla porta pure Storari. Lo abbraccia tutto lo stadio, che urla “Un altro anno”. Non sarà così. Ma è bello crederci. Anche se la meravigliosa storia tra Del Piero e la Vecchia Signora finirà dopo Juve-Napoli di Coppa Italia. E lo sanno tutti. La gara è una passerella trionfale bianconera. L’Atalanta è salva da un bel po’, non si risparmia, ma neanche si danna. All’intervallo è 2-0.

La festa infinita dei tifosi bianconeri allo Juventus Stadium. Lapresse
La festa infinita dei tifosi bianconeri allo Juventus Stadium. Lapresse

CONTO ALLA ROVESCIA — Al fischio finale, quello del secondo tempo. Alla festa. Cori tanti, gioco pochino. Per forza. Al 12’ il clou: esce Del Piero. Che saluta il suo pubblico ai 4 angoli del campo, come Federer. Manda baci. Ricambiato. Rimbomba il coro “Un capitano, c’è solo un capitano”. E poi “Alessandro Del Piero olè”. Da pelle d’oca, credetemi. E’ la sua ultima volta nello stadio della Juventus. Indimenticabile. Come lui è, e sarà, indimenticabile per tutti i tifosi della Juve. Per tutti i tifosi che amano il calcio.

dal nostro inviato
Riccardo Pratesi

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19° GIORNATA DI RITORNO

Pubblicato da Alfredo su 13 maggio 2012

Torino – “Juventus Stadium” – 13/05/2012

JUVENTUS-ATALANTA 3-1     10′ Marrone (J), 28′ Del Piero (J), 83′ Lichtsteiner [aut] (A),
91′ Barzagli [r] (J)

JUVENTUS (4-3-3):

Storari 6,5 – Lichtsteiner 6,5 Bonucci 6,5 Chiellini 6,5 (dall’88′ Barzagli 6,5)
Estigarribia 6 (dal 66′ Quagliarella 6) – Padoin 6,5 Pirlo 6,5 Marrone 7 -
Giaccherini 6,5 Borriello 6,5 Del Piero 7 (dal 58′ Pepe 6) -   All. Conte 7

ATALANTA (4-4-1-1):

Frezzolini – Bellini Lucchini Manfredini Peluso – Schelotto (dal 52′ Minotti)
Carmona Cazzola (dall’82 Cigarini) Bonaventura – Morales (dal 52′ Gabbiadini) -
Denis -   All. Colantuono

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STANCO (GOAL.COM)

Pubblicato da Alfredo su 7 maggio 2012

Editoriale – Mentalità alla Mourinho e tracce di Lippi: lo Scudetto Juventus è il grande miracolo di Sant’Antonio Conte

La copertina, nel giorno del Tricolore dei bianconeri, va al tecnico leccese, subito vittorioso all’esordio in Serie A. Questa Signora è una creatura tutta sua.

06/mag/2012 22.53.00

di Sergio Stanco

Antonio Conte - Juventus

Getty Images
Quando, ad inizio campionato, analizzavamo le operazioni di mercato e la forza teorica delle squadre che si apprestavano a giocarsi il titolo, ci eravamo espressi in maniera chiara sulla situazione della Juventus.Per far sì che la Signora potesse vincere lo Scudetto, dovevano succedere due cose: gli avversari avrebbero dovuto giocare a perderlo, Conte avrebbe dovuto compiere un miracolo trasformando una rosa qualitativamente di medio livello, in una squadra dai meccanismi perfetti, supplendo alle evidenti lacune tecniche, con la forza del carattere del vecchio capitano.

E siccome alla fine il Milan fino all’ultimo la pressione sui bianconeri ce l’ha messa, si può tranquillamente dire che Sant’Antonio da Lecce è andato addirittura oltre.Fin dal primo giorno di ritiro, ha caricato i suoi, li ha plasmati, ha fatto loro il lavaggio del cervello, inculcando mentalità vincente a profusione. “Io non penso di essere il migliore – ha detto una volta Mourinho – ma penso che nessuno sia più bravo di me”.

Questo è il concetto che il tecnico pugliese ha cercato di trasferire ai suoi: e a giudicare dai risultati davvero sorprendenti, c’è riuscito eccome. Questo scudetto Conte l’ha vinto col primo discorso alla squadra, con il quale le ha fatto capire che al di là di quello che si diceva in giro, nulla era impossibile, il titolo era sì un sogno, ma non una chimera.

Il Milan vuole vincere lo scudetto? Dovrà sputare sangue fin all’ultima partita del campionato. Non voglio superficialità 

- Antonio Conte alla squadra il 3 aprile

L’iniezione di mentalità vincente è stato il primo passo verso il successo: il mister ha dato personalità, carattere, cultura del lavoro, fiducia e tranquillità ad un ambiente sconquassato da gestioni precedenti decisamente meno produttive.

Da anni non vedevo la squadra allenarsi così – la confidenza di un collega che è solito seguire quotidianamente le sedute di Vinovo – praticamente escono in ginocchio”. Dunque, testa e


L’opera di Conte riporta
alla mente quella datata
1994 di un certo Lippi

gambe. Manca, quindi, solo il cuore: Antonio ha praticamente trapiantato il suo alla squadra, che non ha mai mollato, neanche quando tutto sembrava perduto.

L’abbiamo chiamato miracolo, avremmo potuto definirlo capolavoro, sarebbe stato lo stesso: capolavoro psicologico, fisico e tattico (fondamentale l’abbandono del progetto 4-2-4 per abbracciare il 4-3-3 per trovare posto a Vidal).

Un lavoro ed un’impresa che ci ha fatto fare un salto indietro nel tempo: a quando, nel 1994, un giovane Marcello Lippi raccoglieva i cocci di una squadra a pezzi, per trasformarla in un carrarmato inarrestabile.

Anche la rosa di quella Juve non era superiore alle concorrenti, anzi, ma è in questi casi che l’allenatore fa la differenza. A Conte auguriamo lo stesso ciclo del suo mentore, per ora ci limitiamo alle celebrazioni per una vittoria che, senza timore di smentita, è soprattutto sua.

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MURA (LA REPUBBLICA)

Pubblicato da Alfredo su 7 maggio 2012

L’ANALISI

Juve, la stagione perfetta
di una squadra europea

Il fondamentale lavoro sul campo e nello spogliatoio di Antonio Conte, la classe di Pirlo, l’esempio di Del Piero e un gioco vivace e ben organizzato che – in quanto a possesso palla, è secondo solo a quello di Barcellona e Bayern. Così i bianconeri sono tornati sulla vetta della serie A di GIANNI MURA

Juve, la stagione perfetta di una squadra europeaAntonio Conte

SCUDETTO alla Juve, aiutata anche dall’Inter. Non occorre aspettare l’ultima giornata. Partita brutta e fallosa a Trieste. A Milano, derby di nervi, rigori che c’erano e non c’erano, gol-non gol (ma stavolta a favore del Milan). Trascinato da Ibrahimovic sul 2-1, il Milan ha fatto harakiri.

Ora si può discutere dei meriti, delle fortune, delle stelle, fare una piccola analisi di uno scudetto vinto dalla squadra migliore per continuità e rendimento, e dunque del tutto meritato. Dove i meriti s’intrecciano con le fortune c’è la svolta. Prima del doppio confronto tra Milan e Barcellona la Juve aveva 4 punti di ritardo. Dopo, uno di vantaggio.

Altri indicheranno la svolta nel gol non concesso a Muntari nello scontro diretto. Il Milan sarebbe andato sul 2-0 ma si era ancora nel primo tempo. Sarebbe stata un’altra partita, ma nessuno può dire come sarebbe andata a finire. C’è un dato interessante, nella Juve di Conte. Ha sempre avuto un possesso di palla superiore agli avversari, piccoli e grandi. Nelle classifiche continentali ha davanti solo Barcellona e Bayern.

Il lavoro di Conte è stato fondamentale, perché alla Juve non ha portato solo questo scudetto, che non è poco. Ha dato un gioco, che già pare più europeo che italiano. Ha dato o ridato orgoglio di appartenenza. Quando parla dei padri nobili, Conte cita Trapattoni e Lippi ma io penso che sia più vicino a Sacchi (un martello) con maggiore elasticità sui moduli.

Parentesi atalantina a parte, Conte aveva fatto giocar bene le sue squadre, ma in B. Innamorato del 4-2-4 l’ha mandato in soffitta quando ha capito che Pirlo non ci rientrava. Ha adottato spesso il 3-5-2, che protegge di più la difesa. Forse pensa al 4-3-3, ma sono dettagli. Non sono dettagli invece una squadra mai morta e molto aggressiva, in particolare all’inizio di ogni tempo, né la gran quantità di tiri in porta: anche qui la Juve viaggia su medie europee. E nemmeno la disponibilità a fare il suo gioco e a non subire quello altrui. Molto efficaci i movimenti in pressing organizzato per recuperare il pallone.

Non basta il passato da giocatore della Juve a illustrare il lavoro in profondità di Conte. Lavoro anche psicologico: in tutto il campionato dallo spogliatoio non è uscita una polemica, né sul campo un gesto di stizza da parte di un giocatore sostituito. Doveroso citare l’esempio di Del Piero, che la fascia di capitano la ereditò da Conte. Quando vince lo scudetto Tizio si usa dire che l’ha perso Caio. È ovvio.

Il Milan è partito come grande favorito, la Juve come outsider e nemmeno di prima fila. Il rendimento basso o altalenante di altre squadre (Inter, Roma, Napoli, Lazio) ha fatto sì che in testa si delineasse una volata a due, non uno sprint affollato. La tabella di marcia di Allegri è come quella che fruttò lo scudetto e per questo non me la sento di buttargli la croce addosso.

Un’impressionante serie di infortuni, come alla Lazio, ha portato a una costante emergenza, che il Milan ha pagato nel momento cruciale. Un numero talmente alto d’infortuni che dovrebbe portare a interrogarsi chi di dovere. La Juve non ha pagato dazio all’infermeria anche perché, fuori dall’Europa, ha potuto allenarsi meglio, senza i contraccolpi psicofisici che sono l’altra faccia del prestigio. Un gioco vibrante e valido, zero polemiche, pochi infortuni. Il quadro si sta delineando.

Ma è giusto dire che lo scudetto non l’ha perso il Milan ma l’ha vinto la Juve, andando oltre le più ottimistiche previsioni. Nella lettura agostana della palla di lardo l’avevo collocata in seconda posizione, dietro il Milan e con una percentuale di successo superiore al resto del gruppo.

Così è andata, e arriva il momento di parlare di Pirlo. Fondamentale in campo come Conte in panchina. Questo è un merito della Juve e una colpa del Milan, di qui non si scappa. Al Milan, numeri alla mano, possono sempre sostenere di non aver sentito l’assenza di Pirlo. Ma non sapranno spiegare perché l’hanno lasciato a una diretta concorrente, risolvendole automaticamente il problema del gioco.

Penso che senza un giocatore con le caratteristiche di Pirlo questo scudetto forse la Juve non l’avrebbe vinto. O forse sì, ma proviamo per un attimo a immaginare come sarebbe stato, senza Pirlo, il gioco della Juve. Pirlo è un gol della Juve o un autogol del Milan o tutt’e due le cose insieme? Ognuno decida, io sono per la terza opzione. Al di là dei colori delle maglie e del tifo, è la riprova che un giocatore di classe fa sempre comodo, specie se il suo gioco esalta quello dei compagni.

Non c’è solo Pirlo da citare, naturalmente, in una squadra che vince lo scudetto in questo e che porta tutti in rete, tranne Barzagli, bravissimo però in retroguardia. Portiere a parte, la Juve non ha una difesa di grossi nomi, eppure è di gran lunga la meno battuta. Ha realizzato gli equilibri tra i reparti che sono una delle cose più utili e difficili da ottenere.

Il centrocampo è forte, Marchisio nella prima metà del campionato e Vidal nella seconda si sono segnalati come incursori d’area oltre che nel recuperare palloni. Gli attaccanti, spesso alternati, non figurano nelle parte alta della classifica dei goleador. Il più prolifico, Matri, ha segnato meno della metà di Ibrahimovic. Però non è detto che nel gioco di Conte sia la punta centrale a dover fare la parte del leone.

Altri dettagli: Vidal da oggetto misterioso a insostituibile, Vucinic più dinamico. Hanno risposto alle attese gli acquisti più illustri, ma anche quelli meno: Giaccherini, Caceres. È molto migliorato De Ceglie, Bonucci si distrae meno. È una squadra ringiovanita ma già matura. Per l’Europa, a questo punto, passando dalla porta grande.

(07 maggio 2012)

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CAVALCATA SCUDETTO

Pubblicato da Alfredo su 7 maggio 2012

Juve, le tappe del trionfo
Dal Parma al Cagliari senza freni

Milano, 06 maggio 2012

Partita per partita il film del campionato vinto dai bianconeri: dall’esordio in serie A allo Juventus Stadium alle sfide con il Milan, dai pareggi in rimonta a Napoli e Roma ai gol pesanti di Del Piero alla Lazio e Borriello al Cesena

La prima pennellata sul quadro scudetto bianconero, quello che si sarebbe poi rivelato un capolavoro, arriva al neonato Juventus Stadium, contro il Parma. Gli ultimi spruzzi di colore, rigorosamente bianco, rosso e verde, arrivano in trasferta, a Trieste, contro il Cagliari. Il cerchio scudetto si è chiuso, il fenomeno l’ha fatto Antonio Conte. Che dopo 37 giornate, con una fermata d’anticipo, ha conquistato uno scudetto insperato a settembre. Ma strameritato a maggio. Con la casella delle sconfitte sempre vuota.

SLichtsteiner esulta dopo la rete al Parma. LaPresse
Lichtsteiner esulta dopo la rete al Parma. LaPresse

PARTENZA LANCIATA — La cavalcata bianconera parte l’11 settembre, con il Parma, perchè la prima giornata, avversaria l’Udinese, è rinviata, per lo sciopero del pallone. La prima notizia è che lo Juventus Stadium è un gioiello, la seconda è che Pirlo ha già in mano la squadra. I tifosi fanno la conoscenza con i nuovi acquisti Lichtsteiner e Vidal, subito a segno, come Pepe e Marchisio, che poi si dimostrerà attaccante aggiunto. La Juve parte con il 4-2-4 caro a Conte col Siena e finisce vincendo 4-1. Proprio a Siena la squadra di Conte gioca la 3ª giornata, seconda effettiva. Del Piero finisce in panchina. Sarà una costante, ma è presto per saperlo. Matri segna. la Juve si impone 1-0 pur in versione minimalista.

Marchisio segna al Milan allo Juventus Stadium. LaPresse
Marchisio segna al Milan allo Juventus Stadium. LaPresse

DUE PARI, POI MARCHISIO STENDE IL MILAN — Il primo pareggio bianconero, 1-1, arriva in casa, col Bologna. Che si rivelerà bestia nera dei bianconeri costringendoli a due pareggi in campionato, con Bisoli e Pioli in panca, ed a una faticaccia ai supplementari in Coppa Italia. Vucinic è genio e sregolatezza: rete ed espulsione. Il pareggio successivo, ancora per 1-1, a Catania, sarà ricordato per il gol di Krasic, l’unico stagionale. La Juve dimostra di far sul serio il 2 ottobre, quando stende il Milan al termine di una partita comandata dall’inizio alla fine. Supremazia capitalizzata proprio nel finale da una doppietta di Marchisio. La Juve gioca con un 4-1-4-1, Conte sperimenta, con Chiellini terzino sinistro. Poi la Juve pareggia 0-0 col Chievo, a Verona: la mancanza di un centravanti da 20 gol si intravede già. È pari, 2-2, contro il Genoa. Doppio Matri, ma Caracciolo nel finale fa rivivere ai tifosi bianconeri gli spettri dell’era Delneri, quando non c’era verso di gestire un vantaggio. Contro la rivale storica Fiorentina arriva una vittoria sintomo di maturità. La Juve, schierata col 4-2-3-1, domina il primo tempo, spreca e si fa raggiungere da Jovetic. Ma non molla e vince, ancora grazie a Matri.

Marchisio segna all'Inter il gol partita. LaPresse
Marchisio segna all’Inter il gol partita. LaPresse

BATTUTA PURE L’INTER — La parola scudetto i tifosi bianconeri osano cominciare a pronunciarla a fine ottobre, quando la Juve vince a San Siro. Decisivo ancora Marchisio, “ammazzagrandi”, la Juve si conferma forte con le forti, e dà una spallata alle ambizioni di vertice dell’Inter. La Juve travolge poi il Palermo 3-0. E vince a Roma con la Lazio. Segna Pepe, scuola Roma, che alla Lazio segnerà pure al ritorno. Juve che espugna l’Olimpico col 4-3-3 che diventerà modulo standard, con Pepe e Vucinic esterni del tridente.

Chiellini esulta dopo la rete all'Olimpico alla Roma. Ansa
Chiellini esulta dopo la rete all’Olimpico alla Roma. Ansa

LA JUVE SI SALVA A NAPOLI E A ROMA — Gioca al San Paolo dopo il rinvio per pioggia. Finisce sotto 3-1, ma pareggia, grazie ad Estigarribia e Pepe. È la prima sconfitta rischiata per davvero, ma la Vecchia Signora resta imbattuta. Col 3-5-2, abito che indosserà spesso, da qui alla festa scudetto. Poi la Juve schiena il Cesena, 2-0. Arrotonda il punteggio Vidal su rigore, il primo per la Juve, alla 14ª giornata. Nella capitale, contro la Roma, pareggia 1-1. Chiellini risponde a De Rossi, Buffon para un rigore a Totti. Poi la Juve stende il Novara 2-0: torna al gol, dopo l’infortunio al crociato, Fabio Quagliarella.

IN TESTA A FINE 2011, POI CAMPIONE D’INVERNO — Il 21 dicembre si recupera Udinese-Juventus: finisce 0-0. La Juve chiude al primo posto l’anno 2011, a pari merito con il Milan. Poi Matri sbanca Lecce e la Juve pareggia col Cagliari. E il 21 gennaio 2012 si laurea campione d’inverno grazie al 2-0 a Bergamo con l’Atalanta: gol di Lichtsteiner e Giaccherini, classe operaia e panchina lunga. La Juve in 19 partite, nel girone d’andata, non ha mai perso: 11 vittorie e 8 pari. La statistica la conforta: la squadra campione d’inverno nelle ultime 7 stagioni ha poi vinto lo scudetto.

Pirlo segna il suo primo gol per la Juve, al Catania. Ansa
Pirlo segna il suo primo gol per la Juve, al Catania. Ansa

MATRI SOTTO LA NEVE — La Juve ritrova subito l’Udinese, affrontata prima di Natale. E stavolta la batte, incurante del maltempo. Decide Matri. Juve che allunga proprio sui friulani rivelazione. La prossima uscita, grazie ad una tregua del tempaccio, è contro il Siena. Uno 0-0 interno, deludente. Altro pari col Parma, ancora 0-0. E polemiche a non finire per i rigori non concessi a Giaccherini e Pirlo. La Juve torna al successo, 3-1, contro il Catania: su punizione arriva il primo gol per i bianconeri di Pirlo.

Matri esulta dopo il gol a San Siro. LaPresse
Matri esulta dopo il gol a San Siro. LaPresse

MILAN-JUVE: PARI E POLEMICHE — A San Siro succede di tutto. Segna l’ex Nocerino, poi Muntari non si vede convalidare un gol con palla oltre la linea di porta, Matri entra e pareggia, e non viene convalidato un suo gol per un fuorigioco che non c’è.

PAREGGITE — La Vecchia Signora continua a “zoppicare” dopo la partitissima: 1-1 col Chievo, in casa. Non basta il primo gol di sempre per la Juve di De Ceglie. Pareggia Dramè. Quattro pari nelle ultime 5 uscite per gli uomini di Conte: il Milan allunga a +3. E le cose non vanno meglio nel recupero a Bologna: ancora un pari, ancora 1-1. Stavolta rimonta Vucinic. Conte espulso per proteste. La Juve pareggia anche a Marassi col Genoa: 0-0. 14° pari del campionato e diagnosi ufficiale dei mali bianconeri: pareggite cronica.

VIdal esulta dopo il 2-0 al Napoli. LaPresse
VIdal esulta dopo il 2-0 al Napoli. LaPresse

LA JUVE METTE IL TURBO — Vincerà praticamente sempre, nove volte e un pareggio, dalla trasferta di Firenze, in poi. Fino a conquistare il tricolore. Al Franchi la Juve fa cinquina, trascinata da un Vucinic ispiratissimo. Poi lavora l’Inter ai fianchi nel primo tempo e sfonda nella ripresa con Caceres e Del Piero, che in settimana aveva già segnato al Milan in Coppa Italia un gol funzionale alla conquista della finalissima di Roma. Poi la Juve travolge il Napoli: 3-0: meravigliosa la rete di Vidal. Lo Juventus Stadium canta a squarciagola O’ surdato ‘nnamurato. La Juve si fa il regalo di Pasqua a Palermo. 2-0 secco. Segnano Bonucci e Quagliarella, entrambi già a segno contro il Napoli.

La punizione vincente di Del PIero alla Lazio. Ansa
La punizione vincente di Del PIero alla Lazio. Ansa

DEL PIERO, GOL SCUDETTO — La madre di tutte le partite scudetto è quella con la Lazio, allo Juventus Stadium. La Juve gioca la miglior gara dell’anno: ma al gol di Pepe rispondono le parate di Marchetti e il centro di Mauri. Insomma, a 8′ dal termine si ritrova incartata in un 1-1 che non le rende giustizia. Ma Del Piero, subentrato una volta di più, indovina la punizione vincente. Gol fondamentale: del sorpasso al Milan. Per drammaticità del momento e iniezione di fiducia è il gol scudetto.

FINALE A TAVOLETTA — Con la Roma finisce tanto a poco, anzi nulla. Segnano due volte Vidal, Pirlo e Marchisio. Poi sul sintetico di Cesena, nel recupero dovuto al rinvio della 33ª giornata per la morte del giocatore del Livorno Morosini, decide il primo gol per la Juve di Borriello. Che segna pure a Novara, quando la Juve passeggia con la doppietta di Vucinic e il centro del solito Vidal. Poi la scivolata (di Buffon) sulla buccia di banana Lecce. Ma è solo un episodio. A Cagliari arriva un’altra vittoria. Quella più dolce. Quella del trionfo.

Riccardo Pratesi

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BATTISTA (CORRIERE DELLA SERA)

Pubblicato da Alfredo su 7 maggio 2012

Dall’inferno alle (tre) stelle

Calciopoli, la Serie B, l’anonimato. Ora la Juve è tornata la grande Juve. Con la sua legittima terza stella

di  PIERLUIGI BATTISTA

Dopo una sentenza sportiva che nel giro di qualche ora ha strappato via alla Juventus due scudetti conquistati sul campo. Dopo che ancora non si è capito se e dove esistano partite incriminate in cui sia stata appurata una frode commessa dalla società bianconera. Dopo l’«umiliazione» della serie B. Dopo l’inferno delle partite contro il Crotone e il Rimini (gloriose società che non usavano telefonare ai designatori arbitrali, come invece accadeva con la Juve, con l’Inter e con il Milan). Dopo un processo sportivo in cui non è stato concesso alla difesa il diritto di difendersi. Dopo la distruzione della società e la svendita di Ibra alla squadra che, come disse Mourinho, si era accaparrata due scudetti «in segreteria» e non sul campo di gioco.

Dopo l’interminabile, triste stagione dei Tiago e dei Grygera, dei Poulsen e dei Martinez. Dopo che la Juve era stata scambiata per la Sampdoria (con tutto il rispetto per la grande Samp). Dopo tutto questo la Juve è tornata la grande Juve. Dopo anni in cui la Juventus aveva perduto il rango della Juventus. Dopo che si è scoperto che in Italia, più che le prove, valgono come motivi di condanna l’antipatia antropologica e lombrosiana per i «cattivi» e il coro mediatico dei beneficiati senza merito. Dopo che ci volevano distruggere spedendo di fatto la squadra in serie C (serie B più penalizzazione smisurata = serie C).

Dopo campionati stentati giocati da provinciale, nemmeno di lusso. Dopo mortificanti settimi posti e preliminari agostani di Europa League. Dopo tutto questo la Juventus ha conquistato il suo trentesimo (29 + 1) scudetto vinto sul campo, con la bravura, con la fatica, con l’entusiasmo (e non «in segreteria»). Dopo sei anni esatti dal grande massacro di una squadra che aveva vinto lo scudetto a 90 punti e con una squadra formidabile (quasi tutti nella finale Italia-Francia del luglio 2006). Dopo la noia delle serate in cui la Champions League era solo per gli altri. Dopo che sono stati spesi un sacco di quattrini per giocatori mediocri e inadeguati. Dopo che la società bianconera ci ha messo anni per acquisire nuovamente quella statura che ne ha fatto la squadra più blasonata d’Italia. Dopo tutto questo le maglie bianconere potranno arricchirsi con orgoglio della meritata, legittima, indiscutibile, terza stella. Bentornati. E ben scavato, vecchia talpa.

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GAZZETTA SU CAGLIARI-JUVE

Pubblicato da Alfredo su 7 maggio 2012

Vucinic e autogol, delirio Juve
Per i bianconeri è il 28° scudetto

TRIESTE, 6 maggio 2012

Finisce 2-0 per la squadra di Conte a Trieste: apre il montenegrino in avvio, poi un po’ di tensione ma nella ripresa Canini infila la sua porta. Il Milan perde ed è festa con un turno di anticipo

Mirko Vucinic segna il gol dell'1-0 contro il Cagliari. Ansa

Mirko Vucinic segna il gol dell’1-0 contro il Cagliari. Ansa

LA JUVENTUS E’ CAMPIONE D’ITALIA. Per la prima volta dopo Calciopoli. Batte il Cagliari 2-0 a Trieste, gol di Vucinic e autorete di Canini. E festeggia con una giornata d’anticipo il tricolore. 28° per l’albo d’oro, 30° per i tifosi bianconeri, mai scesi dall’Aventino, dopo Calciopoli. Da imbattuta, imbattibile in campionato, e pure in stagione, che all’orizzonte ci sono ancora due partite, compresa una finale di Coppa Italia, per frantumare tutti i record. Scudettata grazie alla vittoria dell’Inter nel derby, che ferma il Milan, e siamo al favore paradosso, vista la rivalità con i nerazzurri e le vicessitudini extracalcistiche.

UNA STORIA, DUE PARTITE — Quella, anzi quelle, del Nereo Rocco, dove il Cagliari è esiliato, e non da stasera. Le emozioni, gli umori, la “pancia”, sono state influenzate dai capovolgimenti di punteggio di cui è arrivata notizia via radio, internet, tv. Qui il Cagliari se l’è giocata, eccome, e la Juve ha fatto tutt’altro che una gita, soffrendo addirittura oltre quanto era immaginabile, contro una squadra che non aveva nulla da chiedere, già salva. Ma la storia della partita ha vissuto sul filo dell’immaginario teletrasporto, a San Siro, con il Rocco contemporanea Star Trek. I giocatori bianconeri sembravano buttar giù un immaginario sorso di bevanda energetica ad ogni boato dei loro tifosi. Si abbeveravano di energia, di speranza.

VUCINIC GOL — La Juve parte forte. Come sempre, di recente. E segna, subito, e anche qui è un film già visto con Roma, Novara e Lecce. Allora: lancio in verticale di Bonucci per Vucinic che elude il fuorigioco (al pelo) e segna con un diagonale preciso, trafiggendo Agazzi in uscita. 10° gol stagionale del montenegrino. Parte il “chi non salta rossonero è” della Curva Sud dello Juventus Stadium “traslocata” al Nereo Rocco. La Juve in questo momento è campione d’Italia.

NOTIZIE DA SAN SIRO — Dopo 10’ arriva l’uscita alta di Buffon: è il primo intervento del portiere dopo Juventus-Lecce e il trauma dell’erroraccio che ha regalato il pari a Bertolacci. Poi arriva un boato: è il gol dell’Inter, di Milito, nel derby milanese. Chi l’avrebbe detto che i tifosi bianconeri un giorno avrebbero salutato così una rete dei nerazzurri. Si gioca su due campi, inutile far finta di niente: arriva un nuovo boato dal settore “bianconero”, ma è un falso allarme: non convalidata una rete di Lucio, a oltre 400 km di distanza. La Juve prende paura, ma per un infortunio: esce, addirittura in barella, Lichtsteiner, che si è scontrato con Pinilla e ha avuto la peggio, subendo una botta in testa. E’ cosciente, ma verrà sottoposto ad accertamenti. Dentro Caceres. Nainggolan rischia il secondo giallo, ma Orsato è clemente con il mediano. Giocare, prego.

BRIVIDO PINILLA — L’attaccante sfiora il pari con un bellissimo destro dalla distanza, Buffon non c’era arrivato. La Juve s’impaurisce, e soffre un po’, dopo aver tenuto in mano la gara con piglio tricolore, nel finale di tempo. Quando comincia a piovere, in contemporanea con il pareggio di Ibra a San Siro, su rigore. Pepe, scatenato, sfiora soltanto il 2-0. All’intervallo Juve avanti, ma gara ancora in bilico. E fiato sospeso di tutti, sugli spalti, anche per l’1-1 di San Siro.

ANCORA IBRA — Lo svedese segna a inizio ripresa: la notizia a Trieste è accolta peggio della pioggia. Ma è un attimo: l’Inter pareggia, ancora con Milito, stavolta su rigore.

FIATO SOSPESO — Di tutti quando Cossu va a terra in area bianconera, a contatto con Chiellini. Orsato si prende il suo tempo: poi ammonisce il fantasista, appena entrato, per simulazione. Tifosi del Cagliari furibondi, quelli juventini se la prendono col presunto simulatore. Di sicuro il Cagliari se la gioca, la partita. Nessuno sconto tricolore. Poi Canini è sfortunato e devia nella sua porta un cross di Caceres. 2-0 e risultato al sicuro per la Juve. Ora conta San Siro. E a 5’ dalla fine arriva l’esplosione, liberatoria, col 4-2 di Maicon. Vince l’Inter. Vince la Juve. Campione d’Italia.

dal nostro inviato
Riccardo Pratesi

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18° GIORANAT DI RITORNO

Pubblicato da Alfredo su 7 maggio 2012

Trieste – Stadio “Nereo Rocco” – 06/05/2012

CAGLIARI-JUVENTUS 0-2     5′ Vucinic, 74′ Canini (Aut)

CAGLIARI (4-3-3):

Agazzi – Pisano Canini Astori Ariaudo – Ekdal Conti Nainggolan – Ibarbo (dal 61′
Larrivey) Pinilla Thiago Ribeiro (dal 50′ Cossu) -   All. Ficcadenti

JUVENTUS (3-5-2):

Buffon 6 – Barzagli 6,5 Bonucci 7 Chiellini 6,5 – Lichtsteiner ng (dal 25′
Caceres 6,5) Vidal 5,5 (dal 53′ Giaccherini 6) Pirlo 7 Marchisio 6 Pepe 6,5 -
Matri 5,5 (dal 71′ Borriello 6) Vucinic 6,5 -   All. Conte 8

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GAZZETTA SU JUVE-LECCE

Pubblicato da Alfredo su 2 maggio 2012

Buffon regala l’1-1 al Lecce
Milan a -1, campionato riaperto

TORINO, 2 maggio 2012

Una papera coi piedi del portiere della Nazionale a 5′ dalla fine permette a Bertolacci di pareggiare il gol di Marchisio in apertura. Espulso Cuadrado in avvio di ripresa. Ora la squadra di Conte non può più sbagliare se vuole vincere lo scudetto.

Andrea Bertolacci: pesantissimo il suo primo gol stagionale in serie A. Afp

Andrea Bertolacci: pesantissimo il suo primo gol stagionale in serie A. Afp

IL CALCIO E’ INCREDIBILE. Quando la Juventus sembrava avere lo scudetto in tasca, solo da festeggiare domenica, a 5’ dalla fine della gara col Lecce, avanti 1-0 e con l’uomo in più, dopo aver sfiorato ripetutamente il raddoppio e non aver subito un tiro in porta che sia uno, accade il patatrac. Buffon, mica uno qualunque, sbaglia un controllo innocuo e consegna la palla a Bertolacci a porta spalancata. Pareggio. E quella che era stata un’esibizione della Vecchia Signora si trasforma improvvisamente in una scivolata su una buccia di banana che più che ridere rischia di far piangere i suoi tifosi. E che riporta il Milan, che ha fatto il suo, il compitino del 2-0 sull’Atalanta, a -1, a due giornate dal termine. Ora le gare di Trieste col Cagliari e ancora qui allo Juventus Stadium con l’Atalanta saranno da vivere con il cuore in gola, per gli uomini di Conte. Il Diavolo può sperare. Perché la Juve manca la prova del nove, dopo 8 successi di fila. E ora, anche se resta favorita, per il punto di vantaggio in classifica e per la condizione atletica, non può più sbagliare. Il Lecce non molla: insegue ancora la salvezza, che resta comunque molto complicata.

PARTENZA A RAZZO — Come con la Roma. Come col Novara. La Juve parte forte, fortissimo. Arrembante. Esce dalla spogliatoio carica come una molla. E segna, subito. Allora: cross dolce di sinistro di Pirlo per il colpo di testa vincente di Marchisio, che si inserisce di soppiatto a centroarea. E’ il decimo gol stagionale del Principino, miglior marcatore bianconero insieme a Matri. E’ l’8’ del primo tempo. Lo stadio si incendia d’entusiasmo. Ma la speranziella scudetto da celebrare già in serata non dura molto: appena tre minuti dopo segna il Milan, all’Atalanta. E arrivano puntuali i fischi di delusione dello Juventus Stadium per il gol di Muntari. Proprio lui, il ghanese, il cui gol-non gol nel confronto diretto di San Siro è il pomo della discordia nei botta e risposta reiterati tra Allegri e Conte. La Juve sfiora più volte il raddoppio, con Marchisio scatenato sia negli inserimenti che in rifinitura, e Vidal che sfiora il 2-0. Il centrocampo della Juve è sontuoso, con Pirlo che disegna calcio, ingegnere del pallone, e i suoi due compagni di reparto che recuperano palla e ripartono a mille all’ora. Al Lecce viene il mal di testa, Cosmi in panchina sbraita come un ossesso, ma perlomeno i salentini non affondano. All’intervallo è “solo” 1-0, anche se la Juve ha dominato.

ROSSO A CUADRADO — La ripresa si apre con il pubblico che attacca Allegri a gran voce, e che poi stempera la rabbia nell’applauso urbi et orbi che riserva a capitan Del Piero, che si scalda a bordocampo e che entrerà per un Vucinic svogliato a 12’ dal termine. Cosmi inserisce Muriel, tenuto in panchina a sorpresa. Ma Cuadrado, il più talentuoso dei suoi, si fa espellere per un’entrata irruenta quanto ingenua su Caceres, che gli costa la seconda ammonizione. Lecce in 10 uomini. E Juve a maggior ragione padrona del campo, con Quagliarella che cerca il gol in tutte le maniere, per festeggiare il fresco rinnovo di contratto. Ma il 2-0 non arriva, neanche quando Matri arriva davanti al portiere: bravissimo Benassi.

LA BEFFA A 5’ — A 5’ dalla fine succede l’impensabile: retropassaggio di Barzagli per Buffon, che sbaglia un controllo comodissimo. Irrompe il subentrato Bertolacci e segna l’1-1. Incredibile. La curva incita il suo portiere. Ma la Juve, sotto shock, non trova neanche il modo di reagire. E finisce 1-1. C’è da stropicciarsi gli occhi, per come sono andati i 90’, ma è tutto vero. Campionato più aperto che mai.

dal nostro inviato
Riccardo Pratesi

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17° GIORNATA DI RITORNO

Pubblicato da Alfredo su 2 maggio 2012

Torino – “Juventus Stadium” – 02/05/2012

JUVENTUS-LECCE 1-1     8′ Marchisio (J), 85′ Bertolacci (L)

JUVENTUS (3-5-2):

Buffon 4 – Barzagli 6,5 Bonucci 6,5 Chiellini 6,5 – Lichtsteiner 6 Vidal 6,5 Pirlo 7
Marchisio 7 De Ceglie ng (dal 6′ Caceres 6) – Quagliarella 5,5 (dal 72′ Matri 6)
Vucinic 5,5 (dal 78′ Del Piero ng) -   All. Conte 6

LECCE (3-5-2):

Benassi – Tomovic Carrozzieri Miglionico – Cuadrado Blasi Obodo (dal 71′ Bertolacci)
Del Vecchio Brivio – Seferovic (dal 51′ Muriel) Di Michele (dal 61′ Giacomazzi) -
All. Cosmi

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